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Draghi incontra il premier libico Dbeibah: «Sui migranti Italia fa sua parte, ma serve azione Ue»

Migranti, Draghi: Italia fa sua parte ma serve azione Ue determinata e rapida

Economia, ma non solo, Dbeibah ha messo al contempo in evidenza l’«importante sostegno di Italia e Ue in lotta a migrazione illegale». «Il supporto che l’Italia fornisce in Ue sull’immigrazione – ha spiegato – è molto importante e lo abbiamo ribadito nei diversi incontri avuti al livello italiano ed europeo». «Abbiamo preso in esame il controllo delle frontiere libiche, anche meridionali, il contrasto al traffico di esseri umani, l’assistenza ai rifugiati, i corridoi umanitari, e lo sviluppo delle comunità rurali – ha spiegato Draghi -.
L’Italia intende continuare a finanziare i rimpatri volontari assistiti e le evacuazioni umanitarie dalla Libia. Ritengo sia interesse anche libico assicurare il pieno rispetto dei diritti di rifugiati e migranti. L’Italia – ha continuato il presidente del Consiglio italiano – continuerà a fare la sua parte in termini di risorse e capacità formative, ma serve un’azione dell’Ue determinata e rapida. Al Consiglio Europeo di giugno, su proposta italiana, la migrazione tornerà al centro dell’attenzione politica in tutte le sue dimensioni – interna ed esterna».

Il cambiamento di equilibri dalla rivoluzione del 2011 a oggi

Dal punto di vista economico c’è da recuperare il terreno perso. Ai tempo di Gheddafi e fino alla rivoluzione del 2011 la Libia rappresentava il quinto fornitore mondiale dell’Italia, mentre il nostro Paese si attestava al primo posto tra gli esportatori verso il Paese africano. L’Italia, inoltre, era il terzo investitore tra i Paesi europei, se si escludono gli investimenti petroliferi, ed il quinto a livello mondiale. La caduta di Gheddafi e la guerra civile hanno stravolto le dinamiche. Questa mattina Di Maio ha tuttavia ricordato che «anche nel 2020, a dispetto dell’emergenza pandemica, l’Italia è stata il primo cliente della Libia e il suo primo fornitore europeo. Il nostro interscambio ha superato i 2 miliardi e mezzo di euro e contiamo di riportarlo ai ben più alti livelli precedenti alla fase di instabilità politica. Ricordo che nel 2012 i nostri scambi commerciali hanno raggiunto la cifra record di 15 miliardi di euro». Si punta pertanto a creare le condizioni affinché il processo di ricostruzione, politica ed economica del paese, si consolidi. Roma punta a esercitare il ruolo di partner economico per la Libia. La visita a Roma di Dbeibah diventa dunque un tassello del percorso di rilancio del partenariato bilaterale che l’Italia e la Libia hanno intrapreso sin dai giorni immediatamente successivi alla formazione dell’autorità transitoria unificata.

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La collaborazione nella gestione dei flussi migratori

Tre giorni fa il ministro degli Affari esteri italiano si è recato a Tripoli (per la nona volta) assieme al collega maltese e al commissario Ue per il Vicinato, Oliver Várhelyi. Il dossier migranti è giunto sul tavolo del bilaterale a Palazzo Chigi. I due Paesi sono accomunati dal problema dei flussi migratori. Per la Libia la priorità è proteggere i confini meridionali, quelli del Fezzan dove, negli ultimi mesi, l’Italia sta concentrando l’attenzione. La priorità è anche italiana ed europea, tant’è che Roma sta spingendo per un impegno anche finanziario di Bruxelles.

L’asse con Macron per la stabilizzazione del Sahel

Sul dossier gestione dei flussi migratori da qualche giorno Draghi può contare sull’asse con Emmanuel Macron, sempre più preoccupato dalla crescente instabilità del Sahel, all’origine della partenza di migliaia di profughi. Nei prossimi giorni il titolare della Farnesina si recherà in Niger, tra i Paesi che presentano le maggiori criticità nella regione. Lo stesso Dbeibah, conclusa la trasferta romana, raggiungerà Parigi.

Il Forum economico alla Farnesina

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La delegazione libica giunta in Italia è nutrita: hanno accompagnato Dbeibah sei ministri libici, da quello dagli Esteri all’Interno, dai Trasporti all’Economia. Al Forum di questa mattina, oltre a Di Maio e alla delegazione di Tripoli, hanno partecipato le imprese italiane: Snam, Saipem, Terna, Ansaldo Energia, Fincantieri, PSC Group, Italtel, Leonardo, WeBuild, Gruppo Ospedaliero San Donato, Cnh Industrial, Eni. Sul piatto innanzitutto la riattivazione di alcuni macro-investimenti italiani in Libia, come la costruzione dell’Autostrada della pace inserita negli accordi siglati da Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi nel 2008. «Il rilancio della collaborazione – ha ricordato Draghi – passa anche attraverso l’effettivo avvio di alcuni progetti infrastrutturali. Penso in particolare alla realizzazione dell’autostrada costiera e al ripristino delle infrastrutture aeroportuali per la riattivazione dei collegamenti aerei, non appena gli standard di sicurezza saranno soddisfatti». Un altro dossier è quello dei debiti dello Stato libico nei confronti delle aziende italiane.

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